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Carl Gustav Jung
(1875 - 1961)
Ars Hillmaniana - Saggi sul Puer: Le ferite del Puer e la cicatrice di Ulisse_

Catania, 13 gennaio 2017 poco prima delle ore 18, nell’Aula Magna del Liceo Scientifico Boggio Lera.
Varcare la soglia si traduceva nell’entrare in un luogo “altro” per partecipare alla preparazione di uno spazio sacro, un Temenos accogliente, libero e insaturo. Il simbolo del cerchio ritorna nella posizione delle sedie che delimitavano un luogo psichico nel quale diventava possibile: l’incontrarsi degli opposti e l’ andare a braccetto del puer con il senex.

Questo e altro ancora lo scenario del 2° appuntamento della IV edizione del Laboratorio di Psicologia Archetipica “Ars Hillmaniana”, condotto egregiamente da Riccardo Mondo.
Protagonista ancora una volta il testo “Saggi sul Puer” di Hillmann, nello specifico “Il puer ferito e la cicatrice di Ulisse” del 1977.


Il gioco delle “parole risonanti” ha accompagnato anche questo appuntamento di Ars Hillmaniana dando rilevanza ai termini che, emersi dalla libera discussione di gruppo, sono divenuti attivatori insaturi di elementi prospettici e trasformativi durante le 3 ore di Laboratorio.
Come nel Kintsugi (prima parola risonante condivisa) le improvvisazioni musicali del gruppo Albafar sono state il filo d’oro che ha condensato fin dall’inizio le risonanze, le emozioni e le riflessioni in un linguaggio profondo, inconscio, condiviso.

Il Puer ferito…

Alle ore 18 le note di apertura dei lavori giungevano, infatti, dagli stumenti di Fulvio Farkas e Pier Paolo Alberghini. La melodia ritmata preparava il campo alla dimensione archetipica del Puer in una danza creativa e libera che ricordava il battito del cuore, la vitalità dell’anima, la giocosità del fanciullo.

Le Tracce delineate da Mariangela Cosentino e Floriana Cutino hanno permesso di osservare in trasparenza l’immagine del Puer suggerita da Hillman, un giovane fragile e vulnerabile, zoppicante, menomato e il cui destino dell’esser ferito può ritrovare dignità entro la fenomenologia dell’archetipo del Puer.

A far eco nelle parole risonanti l’immagine dell’eroe che ha a che fare con lo straripamento, claudicante, sofferente, sanguinante. Ritornano termini legati al sangue:rosso, amenorrea, rubedo, vulva sanguinante. La ferita aperta e profonda attraverso la chiropratica dell’analisi può rimarginarsi ed essere vissuta come cicatrice, segno visibile dell’anima nella carne.

…e la cicatrice di Ulisse

Il viaggio è proseguito nella luce fioca delle “Discenderìe”, scale a gradoni irregolari che “i carùsi” nisseni del primo dopoguerra percorrevano ciclicamente per scendere nel sottosuolo e attingere alle miniere di zolfo.

Nelle Trasparenze Fabrizia Vinci, ricordando Ecate, ha condotto la platea ad immaginare di scendere giù nel profondo della terra alla ricerca di Kore, la puella che dimora nelle profondità su cui regna Persefone. Kore è figlia della Terra, nella terra viene rapita, sottoterra dimora, (come i semi d’inverno), e della terra si fa espressione con il ciclico risalire del ritorno primaverile nella vegetazione.

Le Risonanze di Pasquale Picone hanno rievocato le immagini del Puer in un percorso trasversale che ha messo insieme scienza , filosofia, mitologia. Da Panteo a Ulisse, da Achille a Enea, da Perseo a tante altre figure mitologiche che portano ferite generate da dei, da madri e padri.

Ma la ferita da limite e impedimento può divenire risorsa, vista al rovescio è possibile scorgere sia il genitore che ferisce che il genitore erito. Il passo è breve tra limite e risorsa e, parafrasando Hillman, potremmo dire che “quel che ferisce può anche essere genitore”.
Una ferita sanguinante può divenire cicatrice uscendo dall’unilateralità e superando il conflitto tra Senex e Puer. Un esempio ne sono la figura di Ulisse che riserva contemporaneamente profondo amore per il padre e per il figlio o lo stesso Enea che, mentre fugge da Troia in fiamme, può portare il padre Anchise zoppo sulle spalle e tenere per mano il piccolo Ascanio.

A partire dalla ferita aperta e sanguinante, riecheggiano pian piano termini nuovi nelle parole risonanti dei partecipanti. Appare “il potere medicante, la cura”, la generatività che dal “genitore è la mia ferita”, passa attraverso “il coraggio di partire e di partorire” giungendo all’immagine di “Chirone ferito che cura”.
La ferita rimane nel corpo, ma può essere attraversata dall’anima. La cicatrice così ritorna in una nuova veste come tratto distintivo dell’anima, violazione, perdita ma anche umanizzazione e lesione; diventa frutto dello scegliere per trasformarsi in dono, divenire fertile e in cicli lunari evocare Demetra.

La dimensione tragica del Puer è stata messa in scena con la regia di Gabriele Ajello da V. Cannella, A. Di Stefano, A. Maugeri, C. Raciti.
L’epifania del Puer è stata magistralmente interpretata dai vari attori che insieme ai partecipanti hanno condiviso le risa, così come l’incontro con il dolore e la necessità, il nostos e la sofferenza (algos) che questo comporta.

A conclusione nelle TRAME Giuseppe Castagnola, come Ermes giocoso, è riuscito a ricucire insieme i pezzi per fare un bel vestito: un singolarissimo e paradossale incrocio tra Ars Hillmaniana e Odissea, tra epifania di Ulisse nel testo di Hillman e il mito di Penelope e della sua trama, sia letterale (il lenzuolo funebre di Laerte) che metaforica (l’inganno, l’astuzia).

Sulle note di chiusura della serata il gradito e affettuoso saluto di Franco La Rosa, cofondatore del CIPA Meridionale.

“Il nostro romanzo cambia: da epico e tragico diventa comico o picaresco. Con questa semplice mossa che la porta fuori dalla sua storia, la coscienza puer può uscire dallo stile eroico
J. Hillman

Saluti e Ringraziamenti……Prossimo appuntamento 10 febbraio 2017!!

Maria Concetta Pappalardo
Pubblicato il 01 febbraio 2017, 22:10 da R. B.
Modificato il 02 febbraio 2017, 07:07 da S. A.
Archiviato nella Sezione Laboratorio
 
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