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L'IMPA organizza:
Seminari, Convegni e un Laboratorio teorico-clinico permanente di Psicologia Archetipica
Carl Gustav Jung
(1875 - 1961)
Ars Hillmaniana - Saggi sul Puer: Pothos

Lo scorso 16 dicembre, nella ormai solita (e ammirata) aula magna del Liceo Scientifico Boggio Lera, a Catania, ha preso l’avvio la IV edizione di Ars Hillmaniana, abituale appuntamento a cura del CIPA meridionale e dell’IMPA, dedicato al pensiero e alle opere di James Hillman.
Protagonista di questo nuovo ciclo di seminari è il testo “Saggi sul Puer” che raccoglie saggi pubblicati in libri diversi tra il 1973 ed il 1979.
E proprio il Puer è stato il mattatore assoluto della serata, attraversandone i vari momenti, ora come ispiratore benevolmente osservante delle parole ascoltate (quelle dei relatori e quelle “risonanti” provenienti generose da tutti i presenti), ora nelle sue incarnazioni, talora previste, talora no.
In particolare la serata era dedicata allo scritto “Pothos: la nostalgia del Puer Aeternus” in cui Hillman amplifica la dimensione della Nostalgia Archetipica, talora rappresentata come “un ragazzo giovanilmente maturo”, assetato di struggimento per ciò che non può essere raggiunto.
Con atteggiamento “vagabondante” di ricerca e sperimentazione, il rito ha avuto inizio con una coppia di musici del trio Albafar (Pier Paolo Alberghini e Salvo Barbagallo)

che ha, con discrezione, proposto una alternanza tra note dissonanti e consonanti su un ordito jazz. Il dialogo tra contrabbasso e sassofono ha manifestato, nei continui rimandi tra l’ancoraggio allo spartito e le esplorazioni sonore del momento, quello spirito del Puer subito materializzatosi in un giovane studente liceale (in carne ed ossa) che ha spiegato ai presenti le motivazioni della attuale occupazione di protesta della scuola.
L’abbraccio, reale e simbolico, tra il giovane Iacopo (Puer) e il nostro Senex Salvo Pollicina è stato l’epifania di quella integrazione necessaria tra due stili di coscienza opposti.
Con la sapiente regia “amalgamante” di Riccardo Mondo, da qualcuno definito “psico-conduttore”, si sono succeduti gli eventi.
Parole e concetti, ma anche suggestioni immaginali, tratte dallo scritto, sono state offerte, come TRACCE, da Manuela Musciumara, Giusi Porzio e Marisa Capace.
Le prime hanno alternato le loro voci a declinare lucidamente la complessità del testo, in un assemblaggio che, pur conservandosi fedele all’origine, ha assunto i toni di un racconto a tratti poetico.
La terza, come di consueto, ha proiettato uno sfondo di immagini risonanti, caratterizzate da un bianco e nero immediatamente evocante la dimensione nostalgica.
Anche le parole-chiave, enunciate da molti in una ulteriore risonanza con i fenomeni che si susseguivano nel Temenos, hanno costituito una intensa e variegata TRAMA del gruppo che Biagio Salmeri, poeta, ha provato a sciogliere e a saldare con testi di Rilke, Penna etc…
La lectio magistralis (così definita da Franco La Rosa, invitato ad aprire l’attuale ciclo di seminari), di Francesca Picone (RISONANZE) non ha lesinato amplificazioni sul tema che hanno attinto a piene mani da filosofia, letteratura, fisica e clinica, depositandosi gradualmente all’interno di un metaforico forziere, come un bottino pieno per i partecipanti.
E’, infatti, desiderio condiviso di questi il potere tornare a rimirare le singole perle ivi contenute per poterne apprezzare, nel tempo della riflessione (non eccitata dai sensi) tutte le sfaccettature ed i luminosi rimandi.
Su metafora e simbolo, la loro presenza ed il loro utilizzo nel campo della relazione analitica ci ha parlato Salvo Pollicina, che ha assolto al compito di vedere in… TRASPARENZE, proponendoci approfondimenti sul tema del linguaggio.

Infine, il Teatro… Quattro giovani colleghi del CIPA (Gabriele Aiello, C. Campagna, A. Costantino, R. Rizzo) si sono fatti personaggi di una narrazione musicata che ha collocato nella vita concreta la dimensione sfuggente del Pothos, mettendo in scena ora il senso della tradizione e della continuità, nella figura del cantastorie con fisarmonica e coppola, ora il senso del girovagare e della mutevolezza, incarnato in tre giovani donne alquanto diversificate, ma accomunate dall’errare cercando.
Le parole, i timbri, le prosodie, i gesti ci hanno mostrato una umanità avvinta dalla nostalgia, suscitando in noi intensi sentimenti di condivisione e appartenenza.
L’insieme di questi accadimenti, succedutisi nell’arco di tre ore, evoca in noi il ricordo di un corpus unitario caratterizzato, a nostro parere, dalla integrazione fluida e naturale tra il piano della co-presenza (il Mit-Dasein da qualcuno citato, l’esserci nell’evidenza della immediatezza) e quello della Epistrophè, nella loro necessaria interdipendenza.

Antonio Napoli
Agata Caruso

Pubblicato il 02 gennaio 2017, 23:11 da R. B.
Modificato il 03 gennaio 2017, 23:11 da R. B.
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